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La prova più difficile per chi sta soffrendo un lutto, soprattutto nelle fasi successive, è rappresentata dal doversi spostare fra una dimensione irreale di estremo dolore e senso di perdita, passando per quella banalmente quotidiana del dover tenere, malgrado tutto, un’apparenza di buonumore agli occhi del mondo.

Il lutto viene sceneggiato e disegnato in sole due settimane nel febbraio del 2012, mentre Daniela e la sua famiglia sono bloccati in casa, causa abbondante nevicata (insolita per la zona di Roma). Facente uso di simboli e metafore visive, come nella maggior parte dei propri lavori (soprattutto del periodo pre-L’amore), il racconto mira a cogliere, appunto, un aspetto del dolore, la confusione e l’isolamento sopportati dopo la morte di una persona cara.

Lo storyboard della prima versione de La cesta di doni ha origine nella tarda estate del 2011, mentre l’autrice è in visita a Torino. Il racconto nasce sotto forma di una serie di incerti schizzi su un vecchio blocco da disegno estratto da Daniela con esitazione dal mucchio di materiale da artista a lungo abbandonato nella sua casa sulle sponde del lago di Bracciano (RM). A questo punto l’autrice si chiede addirittura se valga la pena di mettere quel quaderno in valigia, o se mai avrebbe recuperato la sua capacità di disegnare. Al contempo consapevole che sia di vitale importanza provarci, La cesta di doni provoca finalmente la rottura della diga: fra le altre cose, verrà succeduta da una serie di altri lavori “spurga-anima”, esercizi atti all’abbandono di ancestrali paure che attraverseranno decine di diversi cicli.

La versione del 2011 de La cesta di doni viene poi incluso nel book di Daniela preparato per la fiera di Lucca Comics and Games del medesimo anno. Contemporaneamente, il racconto viene inviato all’Accademia della Bussola di Napoli. Lo includeranno in un volume auto-prodotto.

Fra marzo e aprile 2012 Daniela creerà poi una seconda versione de La Cesta di doni